La prossima cessione di Versalis ad un fondo americano é una perdita industriale e politica per il Paese

Da qualche giorno notizie, non smentite da ENI e dal Mef, danno per certo che il controllo della gran parte della chimica italiana passerá da ENI ad un fondo finanziario americano ed iraniano, la SK Capital, attraverso la vendita del 70% di Versalis. Questo mette in dubbio progetti e investimenti promessi negli scorsi anni ma preoccupa anche che l’Italia scelga di uscire dal settore industriale di base più strategico, e metta a disposizione di altri Paesi interessi importanti e innovazioni industriali nel campo della chimica verde, innanzitutto.

Con il restante 30% all’Eni rimarrebbe solo funzioni limitate in ambito di assemblea dei soci ma di fatto sarebbe esclusa ogni possibilità di gestione reale e di influenza strategica. Come dire che la chimica italiana passerebbe totalmente sotto il controllo dei nuovi acquirenti, al di là di qualunque equilibrismo verbale, come quelli ascoltati in audizione. Nessuna garanzia dunque sul mantenimento degli impegni assunti a suo tempo. Nessuna garanzia sugli investimenti da fare per progetti come quello della Chimica verde. Crediamo che sia giunto il momento di fare chiarezza, molta più di quella fatta nel l’audizione dei giorni scorso dell’AD di Versalis, molto più delle scarne informazioni fornite da De Scalzi con dichiarazioni a mezzo stampa. É veramente incredibile che, mentre entrambi i rami del Parlamento procedono con un’indagine conoscitiva sulla vicenda, ENI vada avanti come se nulla fosse e senza nulla dire alle commissioni parlamentari.

Lo dico con forza e convinzione: avremmo accettato la cessione di una quota anche rilevante di Versalis ma il 70% é una rinuncia definitiva ad essere protagonisti industriali nel mondo. Chiediamo al Governo di rendere chiaro se si tratta di una operazione per affrontare problemi finanziari di ENI o per fare “cassa” perché noi pensiamo non sia giustificabile che si possa pensare di lasciare per un pugno di euro un settore così strategico soprattutto perché é quello che regola tutti i processi biologici quindi basilari per lo sviluppo, quello sul quale si basa l’economia verde del presente e quella blu del futuro.

Sarebbe altrettanto sbagliato se la scelta dipendesse dalla discesa del prezzo del petrolio, perché altrimenti sarebbero false le affermazioni fatte dai vertici di Versalis e ENI quando venivano presentati e prospettati a lavoratori e rappresentanti dei territori i progetti della chimica verde come quelli che facevano voltare pagina ed entrare nel XXI secolo.

Tramite la Cassa Depositi e Prestiti, o altro soggetto funzionale all’obiettivo, si deve verificare se ci siano le condizioni per una alternativa alla cessione prospettata e prendere in considerazione soluzioni e opzioni diverse nel nostro Paese, coinvolgendo anche la società che gestisce il risparmio postale e il sistema privato della chimica. 

Pensiamo anche ai lavoratori preoccupati in questo momento per un futuro tutto da ridelineare e con tantissime nuove incognite, non é degno per un’impresa nata con risorse pubbliche di questo Paese giocare sulla pelle di centinaia di lavoratori e di interi territori. ENI mantenga quanto sottoscritto, lo faccia in prima persona oppure fornisca garanzie totali sul proseguimento dei progetti avviati nel Paese.

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Categorie:Economia, Partito Democratico

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