Spreco alimentare, Senato da via libera. Progetto educativo, obiettivi concreti.

La legge contro lo spreco alimentare è legge anche in Italia, dopo che la Francia, lo scorso anno, aveva fatto da battistrada in Europa, per una normativa di grande valore economico oltre che etico.

Perché al fondo c’è un dato economico con numeri importanti se si pensa che diventa spreco alimentare almeno il 20% del cibo prodotto in Europa. Uno spreco che vale in Europa 143 miliardi di euro all’anno, per 173 Kg procapite di cibo gettato via, con il 70% che deriva dal consumo domestico, dalla ristorazione e dalla vendita al dettaglio; mentre in Italia, secondo i dati del progetto Fusions – Last Minute Market e UnIbo, lo spreco alimentare domestico vale oltre 8 miliardi di euro, 800 euro a testa, circa mezzo punto di Pil. In un Paese dove la povertà assoluta tocca il 10% della popolazione 5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, ogni anno, finiscono nella spazzatura.

In questi numeri è racchiusa la ragione economica e il profondo senso etico di una scelta: provare a ridurre queste disuguaglianze e lavorare su un sistema circolare che sprechi il meno possibile, anche per ridurre i rifiuti.

La legge punta sull’aspetto educativo innanzitutto, sul valore che il cibo ha e deve avere per le persone: dare un giusto valore al consumo di cibo non può avvenire secondo le regole del mercato che hanno, invece, determinato disparità e diseguaglianze, ma con un modello nuovo che, facendo leva anche su principi di eticità, non sprechi e consenta di rimettere in circolo ciò che non viene consumato. In questo percorso educativo e concreto è stato il terzo settore in Italia ad essere il primo esempio di questa cultura nuova e con questa legge la politica e le istituzioni provano ad agevolare, valorizzare e diffondere il lavoro di questo mondo che sinora ha dato l’esempio.

La legge ha poi l’obiettivo di rendere più semplice ed incentivata la destinazione alla solidarietà sociale dei prodotti non più vendibili, ma consumabili. Si tratta di prodotti alimentari, sui quali si potrà fare di più rispetto ad oggi grazie all’estensione delle categorie di prodotti essenziali ammessi alla donazione, all’ampliamento del panel degli enti beneficiari e anche grazie a misure relative al packaging, alle etichette e al Family Bag per la ristorazione, alla raccolta dei prodotti in campo che altrimenti andrebbero distrutti. Ma la norma interviene anche su farmaci e vestiti, resi cedibili attraverso la semplificazione delle disposizioni fiscali oltre che all’estensione dei beneficiari.

E infine si provvede a rifinanziare con 2 milioni di euro per il 2016 il ‘Fondo per la distribuzione di derrate alimentari’ alle persone indigenti, istituendo un altro fondo, con dotazione di 1 milione di euro destinato al finanziamento di progetti innovativi finalizzati alla limitazione degli sprechi.

Un progetto educativo fatto di obiettivi concreti, etici ed economici: la battaglia si gioca a livello globale ma solo se si opera in ambito locale si può ottenere il risultato di una nuova idea che contribuisca a ridurre disuguaglianze inaccettabili che hanno origine conosciuta, dalla grande distribuzione allo spreco domestico.

 



Categorie:Diario, Partito Democratico, Politiche

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