Il sardo nella Rai ci sarà ma occorre innovazione perché i giovani lo sentano proprio.

Allego una lettera che ho inviato al centro studi Camillo Bellieni e al Coordinamento degli operatori della lingua e cultura sarda dopo la lettera aperta a Franco Siddi, per chiarire alcuni elementi e per lanciare la proposta di una revisione della legislazione regionale sulla lingua sarda alla luce dei cambiamenti legislativi nazionali e dei profondi cambiamenti negli strumenti della cultura e della comunicazione sociale.

Al Presidente e al Direttore Scientifico dell’Istituto Camillo Bellieni

Al COLCS – Coordinamento de sos operadores de limba e cultura sarda

Sassari 15 settembre 2015

Ho ricevuto e letto con molta attenzione la lettera aperta rivolta al Consigliere di amministrazione della RAI Franco Siddi e inviata anche per conoscenza a me e al collega Giuseppe Luigi Cucca.

Desidero prima di tutto ringraziarvi sia per le problematiche sollevate sia per i toni utilizzati, volti ad ottenere obiettivi concreti legati alla tutela e alla valorizzazione della nostra lingua sarda, lontani invece da una inutile e poco costruttiva strumentalizzazione di una vicenda che alcuni hanno cercato di utilizzare per fini diversi da quelli appunto della tutela del sardo.

Faccio questa premessa perché con grande rammarico ho assistito ad un violento attacco mediatico che con il collega Cucca abbiamo dovuto subire a causa di ricostruzioni incomplete e false sull’esito della votazione in senato per l’emendamento di riforma della RAI. Come prima reazione avevo scelto di far parlare i fatti, convinto che la mia azione parlamentare a difesa della lingua sarda nella RAI e a difesa della stessa RAI regionale potesse essere sufficiente a placare la serie di accuse che mi son state rivolte. Ebbene, tutto questo non è bastato. Sono felice però di potermi confrontare con voi su questo argomento. Con voi che in una lettera dai contenuti appassionati, come è giusto che sia per centri di studio, memoria e approfondimenti che dimostrano di avere realmente a cuore il tema della tutela della nostra lingua, avete chiesto che la RAI regionale possa finalmente “aprire le porte alla lingua e alla cultura sarda, con notiziari, programmi didattici e rubriche”.

Prima di tutto due parole sugli emendamenti bocciati. Nel concreto quegli emendamenti non erano ammissibili e non erano approvabili, anche se avessero ottenuto la maggioranza dei voti. Erano persino offensivi nella loro strumentalità perché affiancavano al sardo dialetti locali e non lingue, nella gran parte delle proposte. Ma soprattutto il tema del sardo in RAI era stato già affrontato e risolto ben prima con il lavoro mio e di altri senatori sardi sul contratto di servizio della RAI, proprio perché sapevamo che era in quella sede e a carico della Rai che potevano essere trovate le risorse economiche per la tutela di una lingua che, sotto il profilo legislativo non aveva ancora tutela come quelle di minoranze nazionali estere o inserite in trattati internazionali. Nonostante questo era mia intenzione dare parere favorevole agli emendamenti, proprio per evitare che qualcuno potesse utilizzare strumentalmente il voto. Tutto ciò non è avvenuto a causa di un mero errore materiale, segnalato peraltro agli uffici del senato.

Ma torniamo a quello che più interesse ai sardi e alle vostre associazioni. Un anno fa un emendamento presentato come primi firmatari dal senatore Cucca e da me e dal collega Angioni, condiviso dal relatore Salvatore Margiotta e approvato dalla commissione di vigilanza RAI, prevede che nel nuovo contratto di servizio della RAI vengano inseriti programmi in lingua sarda, avendo in una prima fase il contratto di servizio previsto solo l’inserimento, per la prima volta di quella friulana, grazie all’aggancio presenta da 30 anni con il contratto di servizio per la minoranza slovena.

Il testo dell’emendamento, diventato condizione vincolante all’approvazione del contratto di servizio, recita testualmente:

al comma 1, lettera m), dopo le parole: «trasmissioni radiofoniche in lingua friulana per la regione autonoma Friuli-Venezia Giulia » siano inserite le seguenti: « e in lingua sarda per la regione Sardegna».

Se non ci fosse stato il percorso di riforma proposto dal governo, il contratto di servizio sarebbe stato operativo dal 2015, mentre entrerà in vigore nel 2016. Per il prossimo anno, dunque, nella programmazione della RAI potranno essere inseriti programmi in lingua sarda, in misura più ampia e non più pagati solo dalla regione attraverso l’annuale convenzione operativa da molti anni. Ovviamente dobbiamo vigilare sulla applicazione del contratto di servizio sia per la quantità delle risorse e delle attività, avendo come riferimento le attività che saranno fatte per il friulano e su questo il cda Rai sarà essenziale. Così come occorre valutare il lavoro fatto dalla Rai in questi anni, misurandone qualità quanto efficacia in un impegno di salvaguardia e diffusione della lingua sarda, di fronte alle nuove tecnologie e ai nuovi strumenti di comunicazione.

E occorre continuare la nostra battaglia per il sardo e le minoranze linguistiche, tra cui il catalano, perseguendo l’accoglimento della carta europea delle lingue europee minoritarie, dei popoli senza stato, in stato avanzato di approvazione nella competente commissione del senato, dove abbiamo presentato nostri emendamenti a tutela del sardo in misura maggiore, ma anche del catalano.

L’approvazione di questa normativa potrebbe essere l’occasione, per il nuovo apporto che potrà derivare da una normativa europea, diventata nazionale, anche per una revisione dell’attuale legislatura regionale che ormai datata diversi anni deve probabilmente essere rivista alla luce del cambiamento del quadro legislativo quanto delle enormi innovazioni intervenute nella società e nei media. Dobbiamo essere pronti a farlo anticipando anche i tempi dell’approvazione del Parlamento per evitare di lasciare lingua e cultura ad una tutela che rischierebbe di apparire alle giovani generazioni molto lontana dalla loro vita.

Riguardo alla RAI mi preme ricordare come da circa un anno insieme ad altri parlamentari sardi portiamo avanti un’altra battaglia, a tutela dei lavoratori ma anche a difesa dell’informazione nella nostra regione. Mi riferisco alla ventilata chiusura della sede RAI di Sassari. Contro questo provvedimento abbiamo assunto una posizione chiara, andando anche contro il Governo, e premendo con la Regione perché non firmasse la convenzione nella quale la Rai chiedeva di espungere il vincolo alla produzione di alcuni programmi in sardo presso la sede di Sassari, trovando sensibilità e collaborazione nell’assessore Claudia Firinu e il sostegno del collega senatore di Sel Luciano Uras. Siamo riusciti fino ad ora a scongiurare questa eventualità ed è nostra intenzione continuare ad opporci con il massimo dell’impegno e della determinazione, anche con lo strumento del nuovo contratto di servizio. In questo senso la vostra lettera a Franco Siddi impegna, potremo dire, la persona giusta che si trova nel posto giusto al momento giusto.

Siamo consapevoli del fatto che si possa fare ancora di più per dare la giusta tutela alla nostra lingua, alla nostra cultura e alle professionalità presenti nell’isola ed anche per questo voglio ringraziarvi nuovamente per l’attività che svolgete. Sarò lieto di confrontarmi con voi e di poter beneficiare del vostro contributo ogni qual volta riterrete necessario farlo.

Sicuro di rappresentare anche il sentimento del collega Cucca, con il quale abbiamo condiviso questo particolare impegno, vi saluto cordialmente

Silvio Lai



Categorie:In Sardegna

3 replies

  1. coloquem o idioma sardo no radio por favor

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  1. Dal 2016 la lingua sarda nei programmi Rai - SardegnaDiesSardegnaDies
  2. Dal 2016 la lingua sarda entra nei programmi Rai - Sardegna Reporter

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