La riforma del sistema portuale e i possibili effetti per la Sardegna

Lo Sblocca Italia, anticipato dal Governo nelle sue linee generali, sarà approvato alla fine del mese di agosto per poi essere convertito in legge entro 60 giorni.
In queste ore girano alcune bozze di parti del decreto sblocca Italia che contengono norme relative al sistema delle infrastrutture, da quelle stradali sulle quali si individuano in Sardegna interventi sulla SS131 e sul completamento della SS291, a quelle aereoportuali a quelle portuali. Se le norme anticipate saranno quelle poi proposte definitivamente al Parlamento, sul tema dei porti vengono sostanzialmente raccolte le indicazioni provenienti dalla riforma che era già in itinere al Senato nella scorsa legislatura e che il relatore del provvedimento Marco Filippi del Pd ha presentato in Sardegna a gennaio scorso.

  1. Nella proposta del Governo, che raccoglie le proposte parlamentari, le autorità portuali passano ad un nuovo regime di autonomia finanziaria che si baserebbe sul fatto che a ciascuna autorità è attribuita la percentuale dell’1 per cento di IVA dovuta sulle importazioni delle merci movimentate nel territorio nazionale attraverso i porti amministrati come parte di un fondo nazionale la cui quota del 20% può essere ripartita con finalità perequative tenendo conto oltre dei criteri ivi previsti anche della strategicità delle opere a livello nazionale e della efficacia delle stesse ai fini dell’operatività del porto.
    Le autorità quindi passano sostanzialmente da un regime di trasferimenti nazionali ad uno nel quale vale la capacità di autofinanziamento per le opere e gli investimenti.

  2. Le autorità portuali vengono ridotte da 23 a 15 secondo un criterio oggettivo che è quello dei porti riconosciuti come strategici a livello europeo nel regolamento 1315/2013. Ai 14 porti rientranti nel regolamento europeo si aggiunge il porto di Civitavecchia come porto della capitale.
    Sostanzialmente si tratta di un porto per Regione e fanno eccezione la Liguria con Genova e La Spezia, la Puglia con Taranto e Bari, la Sicilia con Palermo e Catania.
    Sono costituite le seguenti autorità portuali e logistiche di rilevanza europea, di seguito “autorità”: Genova-Savona, La Spezia-Marina di Carrara, Livorno-Piombino, Napoli-Salerno, Gioia Tauro, Cagliari-Olbia-Porto Torres, Palermo-Trapani, Augusta-Catania-Messina, Taranto, Bari-Brindisi, Ancona, Ravenna, Trieste-Monfalcone e Venezia-Chioggia. L’autorità portuale e logistica di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta è istituita quale porto afferente all’area metropolitana di Roma Capitale.

  3. Importante innovazione è che l’autorità portuale è riorganizzata in modo da prevedere che i porti che ne fanno parte sono dotati di un direttore generale che li gestisce in autonomia. Tale condizione rappresenta un’evoluzione che distingue la funzione operativa da quella strategica e dota ogni singolo porto di una propria autonoma gestione, superando un notevole centralismo spesso esistente nel passato, che sviluppava una catena di comando più lunga in alcuni dei porti.
    Le autorità che includono due o più scali portuali istituiscono la propria sede nello scalo principale; negli altri scali la gestione è assicurata da un direttore generale che gestisce le risorse finanziarie, coordina le risorse umane, cura l’attuazione delle direttive del presidente e riferisce in merito al loro stato di attuazione.

  4. Con la riforma si da finalmente risposta al funzionamento dei porti che sino ad oggi non facevano parte di una autorità portuale. Con la normativa prevista in Parlamento e che dovrebbe essere raccolta dal decreto, le autorità portuali possono fondersi o aggregare ulteriori porti, appartenenti alla categoria III. Il combinato tra l’autonomia dei porti e la possibilità di fusione o aggregazione, trasforma gradualmente le vecchie autorità di gestione in vere e proprie autorità di distretto, che assumono la funzione di coordinare un sistema portuale integrato.
    In più si da la possibilità di connessioni internazionali tra porti, cosa possibile se aumenta il peso e la forza del sistema portuale aggregato rappresentato dall’autorità portuale. Al fine di rendere più competitivi i servizi portuali e logistici, le autorità possono fondersi con altre autorità o aggregarsi con porti appartenenti alla categoria III, nonché promuovere sinergie e forme di coordinamento anche con porti stranieri per attrarre nuovi traffici destinati ai corridoi europei. La proposta di fusione o di aggregazione è presentata dal presidente dell’autorità al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che, d’intesa con i presidenti delle Regioni territorialmente competenti, provvede con proprio decreto.

  5. Con la riforma, in sostanza diventa chiaro che si spinge l’accelerazione per una trasformazione genetica delle autorità portuali verso una dimensione più grande e strategica in grado di competere sul piano nazionale e internazionale.
    L’autorità svolge le funzioni di:
    a) predisposizione un piano integrato di distrett oche indica: gli obiettivi di traffico; la definizione del livello dei servizi da erogare; gli interventi infrastrutturali, anche con forme di partenariato pubblico-privato, di finanza di progetto, ….; le infrastrutture di collegamento tra i porti e le aree retroportuali nell’ambito dei sistemi logistici doganali integrati
    b) indirizzo, programmazione, coordinamento, promozione e controllo delle operazioni portuali …. e delle altre attività commerciali ed industriali esercitate nei porti, con poteri di regolamentazione e di ordinanza
    c) manutenzione ordinaria e straordinaria delle parti comuni nell’ambito portuale
    d) affidamento e controllo delle attività dirette alla fornitura a titolo oneroso agli utenti portuali di servizi di interesse generale

  6. In Sardegna che succede?
    Cambiano diverse cose e non tutte in peggio
    L’impatto principale è la riduzione da 2 autorità ad una sola autorità, che ha sede nel porto principale. La definizione di porto principale nel caso sardo non darebbe scontata la sede.
    La riduzione dell’autorità ad una sola non è un dato negativo in assoluto perché sotto il profilo della competitività commerciale dei porti sul piano nazionale e internazionale questo rischia di essere un passaggio obbligato. Tuttavia va analizzato ogni dato oggettivo per valutare una battaglia in sede parlamentare da fare, anche se resa difficoltosa dal criterio oggettivo dei porti strategici europei sulla base del quale la riduzione delle autorità è stata fatta.
    L’autonomia gestionale dei porti, tramite il direttore generale, facenti parte di un’autorità è sicuramente un passo in avanti soprattutto per quel porto che non era sede diretta sino ad oggi, ma è garanzia anche per il porto che perderà l’essere sede di autorità.
    Il vero passo in avanti può essere il fatto che un’unica autorità portuale possa aggregare altri porti strategici, da quelli sede di attività industriali e quelli turistici più importanti, e si trasformi in una vera autorità di bacino, facilitata dalla conformazione geografica dell’isola.
    In questo contesto, anche la gestione di un sistema integrato di porti franchi, o aree doganali portuali speciali, può avere un respiro diverso e un nuovo slancio strategico, purchè si individuino linee comuni che facciano crescere l’autorità e siano favorite vocazioni specialistiche dei diversi siti.



Categorie:Economia, In Sardegna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: